Settembre 2019, Parigi, ESC: CLARIFY

Dr.ssa Liuba Fusco, Specialista in Cardiologia (Bologna)

Dr.ssa Anna Pontarin, Medico in formazione Specialistica in Geriatria (Padova)

 

In accordo con gli ultimi risultati dello studio CLARIFY presentato al Congresso dell' European College of Cardiology 2019, l’angina nei pazienti con un pregresso infarto miocardico e malattia coronarica stabile è legata ad un peggiore outcome, nonostante la prescrizione della terapia raccomandata dalle Linee Guida. Nel CLARIFY, vasto studio longitudinale osservazionale (1), sono stati arruolati dal 2009 al 2010, 34.703 pazienti provenienti da 394 centri di 45 Paesi, con coronaropatia stabile. Oltre al peggiore outcome, i risultati a cinque anni del trial hanno rilevato che, nonostante l'adeguata terapia ricevuta, solo meno del 10% dei pazienti aveva raggiunto il target per il controllo dei fattori di rischio quali pressione arteriosa e livelli di colesterolemia. E. Sorbets (Hospital AVICENNE of Bobigny, France) puntualizza che “Si stima che in Europa, circa 22 milioni di persone hanno una coronaropatia stabile e che il management di questi pazienti è cambiato negli ultimi 25 anni”. Nello specifico, i criteri di inclusione per la sindrome coronarica cronica erano rappresentati da: pregresso infarto miocardico avvenuto più di 3 mesi prima; pregressa rivascolarizzazione avvenuta più di 3 mesi prima; ischemia miocardica documentata; stenosi angiograficamente significative > del 50%. Mentre i criteri di esclusione erano le patologie che interferiscono con l’aspettativa di vita e lo scompenso cardiaco avanzato. I pazienti arruolati assumevano la terapia consigliata dalle Linee Guida quali: antiaggreganti piastrinici / antitrombotici (aspirina 87.8%), antilipidica (statine 82.9%), beta bloccanti (75.3%), ACEI/ARB (76.3%) e sono stati seguiti per cinque anni. La frequenza dell’outcome primario composito di morte cardiovascolare o IMA non fatale era dell’8% e si è osservato che nei pazienti con pregresso attacco cardiaco e nuovo episodio di angina la possibilità di avere l'evento dell'outcome primario (morte cardiovascolare o IMA) risultava significativamente aumentata (11.8%, rispetto al 8.2% di chi non aveva angina). Invece, i pazienti senza storia di IMA, anche se lamentavano il sintomo anginoso, non presentavano più probabilità di andare incontro ad uno degli eventi cardiovascolari dell’outcome primario (6.3% con angina vs 6.4% senza angina). Nodo importante dell'osservazione del CLARIFY è che solo una piccola percentuale dei pazienti aveva raggiunto un buon controllo dei fattori di rischio: appena il 29% aveva valori tensivi <130/80 mmHg e solo il 20,9% aveva raggiunto valori di LDL di 1.8 mmol/L (70 mg/dL) o valori piu’ bassi; entrambi i target (pressorio e metabolico) erano stati raggiunti solo nel 7.4%. Una possibile spiegazione è da ricercarsi sulla dose non ottimizzata prescritta oppure sulla non aderenza del paziente alla terapia. I principali predittori indipendenti dell’outcome primario erano: ospedalizzazione per scompenso cardiaco (H.R.2.13), abitudine tabagica (H.R: 1.77), fibrillazione atriale (H.R. 1.61), risiedere in America Centrale o Sudamerica (H.R. 1.60), pregresso stroke (H.R. 1.51), pregresso infarto miocardico (H.R. 1.50), diabete mellito II  (H.R. 1.40), vasculopatia periferica (H.R. 1.31). In sintesi, il sintomo “Angina” era prognostico solo nei pazienti con anamnesi positiva per IMA e l'outcome primario (morte per causa cardiovascolare o IMA non fatale) era del 1.7% paziente/anno e risultava simile sia nelle donne che negli uomini, nonostante le diverse caratteristiche di base. Conclusioni: la presenza contemporanea del sintomo anginoso in paziente con anamnesi positiva per pregresso IMA/malattia coronarica stabile pone il paziente in una classe di rischio elevata che richiederebbe un management più intensivo.

 

Bibliografia

  1. Sorbets E. et al. for the CLARIFY investigators. Long-term outcomes of chronic coronary syndromes worldwide: insights from the international CLARIFY registry   European Heart Journal (2019) 00, 1–10)

Testo visionato ed approvato per la pubblicazione online da : Prof. Renato Nami, Docente FR di Cardiologia, Università degli Studi di Siena