Le statine di prevenzione primaria riducono la mortalità anche negli anziani: studio VHA

Giuseppe Trisolino – Spec. in Cardiologia, Segretario Regionale ANCE Emilia Romagna

L'uso della terapia con statine, nel mondo reale, diminuisce con l'aumentare dell'età, riflettendo differenze sia nella prescrizione che nella conformità. Questa tendenza è ancora più evidente tra i pazienti più anziani in prevenzione primaria. (1) Ciò potrebbe essere dovuto all'incertezza sugli effetti delle statine nelle persone anziane a causa del numero relativamente piccolo di persone di età> 75 anni che sono state incluse negli studi sulla terapia ipolipemizzante. Meno del 2% dei 186.854 partecipanti a 28 studi sulle statine avevano 75 anni o più. (2) Nel Cholesterol Treatment Trialists Collaboration (2) l’analisi dei dati sulla popolazione in prevenzione primaria e secondaria combinata aveva confermato, tuttavia, il beneficio associato all’utilizzo delle statine in tutti i gruppi di età: alla riduzione di 1 mmol/l (38,7 mg/dl) dei livelli plasmatici di colesterolo LDL si era associato un calo degli eventi CV maggiori del 13% nei soggetti più anziani. Negli ultrasettancinquenni in prevenzione primaria non si era osservata una differenza sostanziale nella mortalità tra chi assumeva statine e chi no e nessuna differenza era stata osservata in tutti i gruppi sulla mortalità per cause non CV. A tutt’oggi la maggior parte di ciò che è noto sull'avvio della terapia con statine negli ultrasettantacinquenni proviene da analisi di piccoli sottogruppi e da alcuni studi osservazionali. E’stato pubblicato recentemente su JAMA uno studio di coorte retrospettivo (3) che aveva l’obiettivo di valutare il ruolo dell'uso delle statine nella prevenzione primaria della malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD) e nella mortalità in pazienti di età pari o superiore a 75 anni. I risultati dello studio, pur con alcuni significativi limiti, getta nuova luce sul ruolo che le statine possono svolgere negli anziani che non hanno ancora presentato un evento cardiovascolare. Lo studio ha utilizzato i dati nazionali dei Servizi di Amministrazione Sanitaria dei Veterani e dei Centri per Medicare & Medicaid Services (USA).  Gli endpoint principali erano la mortalità per tutte le cause e la mortalità cardiovascolare. Gli endpoint secondari includevano un composto di eventi ASCVD (infarto del miocardio, ictus ischemico e rivascolarizzazione miocardica). Degli oltre 320.000 soggetti analizzati con età media 81,1 anni, 97% uomini, il 17,5%  aveva assunto nuove statine durante il periodo di studio. I ricercatori, utilizzando il punteggio di propensione e confrontando i soggetti che avevano iniziato la terapia statinica con coloro che, pur avendo la stessa probabilità di ricevere la prescrizione di una statina in base alle caratteristiche cliniche, non hanno assunto il farmaco, hanno scoperto che il rischio di morte per qualsiasi causa, durante il follow up medio di 6,8 anni era inferiore del 25% tra i pazienti che usavano statine rispetto a quelli che non erano trattati. (rispettivamente 78,7 e 98,2 decessi totali/1000 persone-anno). Per il risultato composito ASCVD il rischio di morte per un evento cardiovascolare era inferiore del 20 per cento (rispettivamente 66,3 e 70,4 eventi/1000 persone-anno tra coloro che assumevano terapia statinica e coloro che non l’assumevano. In definitiva l'assunzione di statine era significativamente associata a un minore rischio di morte per qualsiasi causa o per un evento cardiovascolare e i benefici rimanevano anche in soggetti ultra novantenni interessando anche pazienti con altre comorbilità come la demenza. In conclusione, tra i veterani statunitensi di età pari o superiore a 75 anni e in prevenzione primaria al basale, l’uso ex novo di statine era significativamente associato a un minor rischio di mortalità per tutte le cause e per mortalità cardiovascolare. Ovviamente vi sono alcuni limiti dello studio rappresentati dal fatto che questo non è uno studio clinico randomizzato, ma retrospettivo, che la statina più prescritta sia stata la sinvastatina e non statine ad alta efficacia ed inoltre lo studio non ha valutato se i pazienti hanno interrotto l'uso di statine.

Riferimenti

1) Salami JA. et al. National trends in statin use and expenditures in the US adult population from 2002 to 2013: insights from the medical expenditure panel survey. JAMA Cardiol 2017;2:56–65.

2) Cholesterol Treatment Trialists Collaboration. Efficacy and safety of statin therapy in older people: a meta-analysis of individual participant data from 28 randomised controlled trials. Lancet 2019;393:407–415.

3) Orkaby AR. et al Association of Statin Use With All-Cause and Cardiovascular Mortality in US Veterans 75 Years and Older. JAMA. 2020;324(1):68-78. doi:10.1001/jama.2020.7848