Inattività fisica e malattie cardiovascolari al tempo del COVID-19

Giuseppe Trisolino, Spec. Cardiologia - Segretario Regionale ANCE Emilia Romagna

La sedentarietà rappresenta notoriamente uno dei più importanti fattori predittivi di mortalità nella popolazione generale apparentemente sana e non è trascurabile il peso delle prove esistenti a favore dell'attività fisica per la riduzione del rischio CVD. Un recente articolo pubblicato sul European Journal of Preventive Cardiology [1] ha evidenziato quelle che potrebbero essere le conseguenze della sedentarietà causata dalle misure di isolamento messe in atto per limitare la diffusione della COVID-19. L'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) ha da tempo stabilito le linee guida sulla quantità minima di attività fisica necessaria per mantenere una salute e una forma fisica adeguate. L’OMS raccomanda, per gli adulti di età compresa tra 18 e 64 anni, la fascia di età più colpita da COVID-19, (22,0% nella fascia 19-50 anni, 37,4% 51-70 anni, fonte Ministero della Salute) di svolgere attività fisica di intensità moderata per almeno 150 min alla settimana. Numerose prove attestano i benefici della regolare attività fisica sulla sopravvivenza, correlata negativamente con il rischio di mortalità cardiovascolare, indipendentemente dall'età, dal sesso e dalla presenza o assenza di malattie cardiovascolari preesistenti. [2] Un'attività fisica molto limitata può essere associata ad una serie di effetti metabolici sfavorevoli che potrebbero incrementare notevolmente il rischio di disturbi gravi come diabete, tumori, osteoporosi e malattie cardiovascolari. [3] Una meta-analisi pubblicata su JACC comprendente 36 studi prospettici ed oltre tre milioni di soggetti seguiti per un follow up mediano di 12 anni, aveva concluso che il raggiungimento dei livelli di attività fisica raccomandati dall'OMS erano associati a un rischio inferiore del 17% di eventi cardiovascolari (RR 0,83; IC al 95% 0,77-0,89), rischio di mortalità cardiovascolare inferiore del 23% (RR, 0,77; IC al 95%, 0,71-0,84) ed incidenza di diabete di tipo 2 del 26% in meno (RR, 0,74; IC al 95%, 0,72-0,77). [4] Questi dati sono stati più recentemente confermati da Kivimäki [5] in una meta-analisi comprendente 19 studi prospettici osservazionali con oltre 400.000 soggetti. L'inattività fisica era associata a un rischio maggiore del 24% di malattia coronarica (HR 1,24; IC 95%, 1,13–1,36), del 16% di ictus (HR 1,16; IC 95%, 1,05–1,27) e del 42% di diabete (HR 1,42; IC 95%, 1,25-1,61).  Anche l’interruzione acuta dell'attività fisica, come si può verificare dopo un'improvvisa istituzione di quarantena, non è esente da effetti deleteri. La cessazione improvvisa dell'esercizio è stata associata alla rapida insorgenza dell'insulino-resistenza nel tessuto muscolare e alla riduzione dell'utilizzo del glucosio muscolare, con conseguente atrofia muscolare. Molti adattamenti metabolici e cardiovascolari benefici in risposta all'esercizio fisico possono essere persi in solo due settimane di inattività, compromettendo la capacità aerobica e/o aumentando la pressione arteriosa. Il ridotto consumo di energia da parte dei muscoli inutilizzati porta alla riallocazione dei substrati metabolici nel fegato, con possibile produzione di lipoproteine ​​aterogene, promuovendo così l'obesità e l’accumulo di lipidi all'interno dei vasi sanguigni, accelerando la malattia aterosclerotica. Inoltre, la brusca interruzione dell'attività fisica può portare anche alla riduzione del ritorno venoso e alla riduzione della perfusione coronarica con eventi emodinamici alla ripresa dell'esercizio. [6] E’ stato dimostrato, anche, che la frequenza cardiaca a riposo aumenta rapidamente dopo la cessazione acuta dell'attività fisica, il che può ulteriormente amplificare il rischio di eventi cardiovascolari e mortalità. In conclusione, durante la quarantena, rimanere attivi e mantenere un esercizio fisico routinario è essenziale per la salute mentale e fisica ed aiuta ad impedire alla pandemia di COVID-19 di generare conseguenze cardiovascolari sfavorevoli.

1) Lippi G et al. Physical inactivity and cardiovascular disease at the time of coronavirus disease 2019 (COVID-19). European Journal of Preventive Cardiology 2020; doi: 10.1177/2047487320916823

2) Cheng, W et al. Associations of leisure-time physical activity with cardiovascular mortality: A systematic review and meta-analysis of 44 prospective cohort studies. Eur J Prev Cardiol 2018; 25: 1864–1872

 3) Lippi G. et al  An estimation of the worldwide epidemiologic burden of physical inactivity-related ischemic heart disease. Cardiovasc Drugs Ther 2020; 34: 133–13

.4) Wahid A. et al. Quantifying the association between physical activity and cardiovascular disease and diabetes: A systematic review and meta-analysis. J Am Heart Assoc 2016; 5: e002495

 5) Kivimäki M. et al. Physical inactivity, cardiometabolic disease, and risk of dementia: An individual-participant meta-analysis. BMJ 2019; 365: l1495

 6) Thompson PD. et al. Exercise and acute cardiovascular events placing the risks into perspective: A scientific statement from the American Heart Association Council on Nutrition, Physical Activity, and Metabolism and the Council on Clinical Cardiology. Circulation 2007; 115: 2358–2368.