Lo scompenso cardiaco cronico rappresenta una patologia ad elevata incidenza e prevalenza, con una significativa mortalità, morbilità e riduzione della qualità di vita. Dai dati della letteratura oltre l’80% pazienti con scompenso è a rischio di ricovero per un evento acuto. Nelle settimane successive, un paziente su quattro è nuovamente ricoverato (1). Gli inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina (ACE-I) e i bloccanti del recettore dell'angiotensina II (ARBs), farmaci fondamentali nel trattamento dello scompenso bloccano, però, solo gli effetti dannosi del RAAS iperattivo.
L’associazione sacubitril/valsartan è in grado di ridurre lo sforzo del cuore scompensato e lo fa migliorando i sistemi neuro-ormonali protettivi (sistema peptidico natriuretico), inibendo, simultaneamente, gli effetti dannosi del sistema iperattivo renina-angiotensina-aldosterone (RAAS). Il trial clinico randomizzato PARADIGM-HF aveva dimostrato che l’associazione sacubitril/valsartan, nei pazienti affetti da scompenso cardiaco (in classe NYHA II-IV) con frazione di eiezione < 40%, riduceva, rispetto a enalapril, le ospedalizzazioni, il ricovero e la morte correlati allo scompenso cardiaco (2).
Lo studio TRANSITION (3), presentato al recente Congresso Europeo di Cardiologia, è uno studio randomizzato, multicentrico, in aperto, a gruppi paralleli, che ha valutato la sicurezza e la tollerabilità di sacubitril/valsartan, in 1.002 pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta, dopo la stabilizzazione di un episodio di insufficienza cardiaca acuta. La randomizzazione prevedeva l’inizio della terapia o in fase ospedaliera o in fase post-dimissione. Sono stati formati due gruppi in base al trattamento pre-ospedaliero. Un gruppo prevedeva pazienti in trattamento pre-ricovero con l’enzima di conversione dell'angiotensina (ACE-I) o un bloccante del recettore dell'angiotensina (ARBs) ed un gruppo pazienti non in trattamento con ACE-I o ARBs.
Dopo l’arruolamento e la randomizzazione, lo studio comprendeva un periodo di trattamento di 10 settimane seguito da una fase di follow-up di 16 settimane.
L’endpoint primario era rappresentato dal numero di pazienti che raggiungevano la dose target di 200 mg due volte al giorno alla decima settimana.
L’endpoint secondario era rappresentato dalla tollerabilità di dosi diverse di sacubitril/valsartan, vale a dire il numero di pazienti che mantenevano in terapia 100 o 200 mg per almeno 2 settimane dopo la randomizzazione.
Dopo dieci settimane di follow-up, l’86.4% dei pazienti aveva ricevuto l’associazione farmacologica per 2 settimane o più senza interruzione e la metà circa dei pazienti aveva raggiunto l’endpoint primario. Il numero di soggetti che avevano raggiunto l’endpoint primario e secondario è stato simile in entrambi i bracci di trattamento ed anche l’incidenza di eventi avversi e le interruzioni del trattamento, a causa di eventi avversi, è stata simile sia nella fase ospedaliera che in fase post dimissione. (4,5% gruppo pre-dimissione e il 3,5% gruppo post-dimissione (RRR = 1.287, IC 95%, 0,692-2,395).
In conclusione, lo studio TRANSITION, ha dimostrato che l’associazione sacubitril/valsartan, nei pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta, può essere impiegata in sicurezza, sia durante il ricovero ospedaliero sia subito dopo la dimissione. Questi risultati vanno incontro ad una precisa esigenza del clinico che è spesso esitante a iniziare un nuovo trattamento, dopo un ricovero ospedaliero, per l’elevata ‘’vulnerabilità’’ di questi pazienti.

1) Maggioni AP et al. Inquadramento epidemiologico dello scompenso cardiaco. G Ital Cardiol, 15 (2 Suppl 2):10S-5, 2014
2) McMurray J.V. et al. for the PARADIGM-HF Investigators and Committees* Angiotensin–Neprilysin Inhibition versus Enalapril in Heart Failure. N Engl J Med 2014; 371:993-1004.
3) Pascual-Figal D. et al. Rationale and design of TRANSITION: a randomized trial of pre-discharge vs postdischarge initiation of sacubitril/valsartan. ESC Heart Fail. 2018 Apr; 5(2):327-336.