Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di mortalità e morbidità nei paesi cosiddetti sviluppati. L’interesse della comunità scientifica è stato sempre tradizionalmente rivolto alle fasce di popolazione con età superiore ai 50-60 anni e alle donne post menopausa, periodi della vita nei quali il rischio cardiovascolare comincia ad aumentare in modo molto spiccato. In termini di prevenzione cardiovascolare, però, molto deve e può essere fatto fin dall’ infanzia e dalla giovane età quando l’acquisizione di scorretti stili di vita e la mancata correzione dei fattori di rischio al loro insorgere, la non individuazione di patologie genetiche rare ma curabili, spiana la strada al rischio di sviluppare complicanze cardiovascolari anche a distanza di anni. Per questo motivo molti degli sforzi profusi dalla prevenzione cardiovascolare dovrebbero iniziare fin dall’infanzia per rallentare l’evoluzione e la progressione della malattia cardiovascolare, che - come documentato da studi autoptici – può iniziare a manifestarsi fin dalla giovanissima età.
La popolazione giovanile non è purtroppo esente da eventi drammatici come quello della morte improvvisa che spezza molte giovani vite. Si stima che circa il 25% di tutte le morti improvvise avvenga prima dei 60 anni di età e la causa, nella maggior parte dei casi, è determinata da aritmie ventricolari maligne che portano all’arresto cardiaco. In Italia si stima che ogni anno circa 2-3mila giovani fino ai 35 anni di età muoiano improvvisamente. Molte delle condizioni che conducono alla morte improvvisa giovanile sono sindromi su base genetica o malattie rare, che possono determinare aritmie e/o scompenso cardiaco: se queste fossero adeguatamente individuate e trattate per tempo molte giovani vite potrebbero essere salvate ogni anno. Sensibilizzare l’opinione pubblica e porre in essere interventi di screening sarebbe, quindi, altamente auspicabile.a pratica della attività sportiva agonistica, a livello professionistico, dilettantistico ed amatoriale, è molto diffusa nel nostro paese. La valutazione dei soggetti giovani che praticano sport è un’ occasione di screening irripetibile per prevenire eventi drammatici come la morte improvvisa da sindrome aritmogene ma anche per individuare e curare precocemente malattie genetiche rare, correggere stili di vita scorretti e fattori di rischio che purtroppo sono sempre più prevalenti anche nella fascia di popolazione giovanile. In questo senso è auspicabile una maggiore e più stretta collaborazione, vera e propria “alleanza”, tra il medico di medicina generale, il cardiologo e il medico dello sport. Un’occasione unica per contrastare e prevenire le malattie cardiovascolari e mantenere….giovane il proprio cuore.

Responsabile Scientifico
Dott. Antonio D’Adamo

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