Maggio 2010
Sindrome metabolica non aumenta IMA

 JACC 2010; 55 (21):2390-2398
Un nuovo studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology del 25 maggio, del gruppo coordinato dal Dr Andrew Mente (Mc Master University, Hamilton, ON), apre una discussione sull'utilità clinica della definizione di sindrome metabolica. La sindrome metabolica è definita come associazione tra più fattori di rischio quali ipertensione arteriosa, obesità, dislipidemia, diabete mellito. E' argomento di discussione se la presenza di sindrome metabolica determini un maggior rischio per eventi coronarici rispetto ai singoli fattori di rischio che la compongono. In questo studio Mente e colleghi hanno analizzato i dati dello studio INTERHEART, un studio caso-controllo su 12297 casi e 14606 controlli arruolati in 52 nazioni. I risultati mostrano che la sindrome metabolica è associata ad un rischio da 2 a 3 volte maggiore di infarto miocardico (OR: 2.69; IC 95%: 2.45 - 2.95), ma tale rischio è simile a quello conferito dalla presenza del solo diabete (OR: 2.72; IC 95%: 2.53 - 2.92) o della ipertensione arteriosa (OR: 2.60; IC 95%: 2.46 - 2.76). Questo studio, pertanto, conclude che il rischio di IMA nei pazienti con sindrome metabolica è elevato ma non sembra essere maggiore rispetto alla somma del rischio conferito dai singoli fattori di rischio.





Maggio 2010
Statine rallentano l'evoluzione della Stenosi Mitralica

Da Doctornews online

La progressione della stenosi mitralica reumatica (Ms) risulta significativamente rallentata nei pazienti trattati con statine. È l'esito di uno studio internazionale, coordinato dalla Cardiologia dell'ospedale S. Maria degli angeli di Pordenone, volto a valutare gli effetti a lungo termine sulla Ms degli inibitori dell'HmgCoA redattasi. Si tratterebbe della prima terapia medica che dimostri di possedere tale capacità. La selezione dei pazienti si è basata sui dati contenuti negli archivi relativi agli ultimi vent'anni: si sono identificati tutti i soggetti con due o più ecocardiografie recenti mentre sono stati esclusi i pazienti con precedenti interventi sulla valvola mitralica, rigurgito aortico più che moderato o sintomi al primo esame. Il campione dello studio ha incluso 315 pazienti (età media: 61+/-12 anni; 224 donne): di questi 35 (11,1%) trattati con statine, 280 (88,9%) no. Il periodo medio del follow-up è stato di 6,1+/-4,0 anni (range: da 1 a 20). Il tasso di riduzione dell'area valvolare mitralica è stato significativamente inferiore nel gruppo statina rispetto ai non trattati (0,027+/-0,056 vs 0,067+/-0,082 cm2/anno). Anche la modificazione annualizzata del gradiente medio transmitralico è apparsa inferiore nei pazienti trattati con statina (0,20+/-0,59 vs 0,58+/-0,96 mmHg/anno). La prevalenza della rapida progressione della Ms (cambio annuo dell'area della valvola mitralica >0,08 cm2) è risultata significativamente minore nel gruppo statina. Un aumento nella pressione arteriosa sistolica polmonare >10 mmHg si è trovato nel 17% dei pazienti trattati con statina vs 40% dei non trattati. Nel complesso, sottolineano gli autori, questi dati potrebbero avere un impatto importante nella terapia medica da impostare nella fase precoce della malattia.

Circulation, 2010; 121(19):2130-6




Maggio 2010
Anche I Trigliceridi minacciano le Coronarie

Elevati livelli di trigliceridi (Tg) possono essere un'importante causa di morte cardiaca. Lo si deduce dai risultati di una ricerca genetica condotta all'Università di Cambridge (Uk) da un consorzio internazionale. Per accertare il nesso causale tra Tg e malattia coronarica, finora incerto, si è utilizzata la "randomizzazione mendeliana", ossia lo studio di persone con differenti versioni di un gene noto per influenzare i livelli ematici dei Tg. In particolare, si è valutato il polimorfismo -1131T>C (rs662799) del promotore del gene dell'apolipoproteina A5 (ApoA5) in relazione alla concentrazione dei Tg e a vari altri fattori di rischio tra cui quello di malattia coronarica. Si è poi confrontato il rischio di malattia nei casi di concentrazione di Tg geneticamente aumentata (20.842 pazienti con coronaropatia, 35.206 controlli) con quello riportato, a fronte di differenze equivalenti nella concentrazione di Tg circolanti, in studi prospettici (302.430 partecipanti senza malattia cardiovascolare pregressa; 12.785 casi incidentali di coronaropatia durante 2,79 milioni di persone/anno a rischio). -1131T>C non è apparso significativamente associato ai vari fattori di rischio non lipidici o alla colesterolemia-Ldl, mentre è risultato modestamente correlato a una minore colesterolemia-Hdl e a livelli maggiormente ridotti o più elevati, rispettivamente, di apolipoproteina AI e apolipoproteina B. Al contrario, in presenza dell'allele C si è rilevata una concentrazione media dei TG del 16,0% o di 0,25 mmol/L, ossia più elevata, con una odds ratio per malattia coronarica di 1,18, dato concordante con l'hazard ratio di 1,10 per una concentrazione più elevata del 16% di TG rilevata negli studi prospettici. -1131T>C, infine, è risultato significativamente correlato a concentrazioni più elevate di particelle VLdl e a particelle Hdl di dimensioni più piccole, fattori che potrebbero mediare gli effetti dei Tg.

Lancet, 2010; 375(9726):1634-9




Maggio 2010
ECM Nuove regole dal 2011

Dal 1 gennaio 2011 si cambia definitivamente: nuove regole Ecm per tutti, anche per quegli eventi già accreditati con le vecchie disposizioni

La Commissione ministeriale sull'Ecm ha infatti stabilito il termine della fase intermedia per cui gli eventi e i progetti formativi registrati e gestiti sulla base della vecchia normativa (vale a dire quelli che vengono registrati e si svolgono entro il 31 dicembre 2010) restano assoggettati alle vecchie regole fino al primo gennaio 2011. «A far data dal primo gennaio 2011 - si legge sul sito web del ministero della Salute - gli accreditamenti degli eventi e dei progetti formativi aziendali che sono registrati e gestiti sulla base dell'accreditamento attualmente in corso, sono sottoposti alle stesse regole di trasparenza, indipendenza del contenuto formativo, di responsabilità per l'erogazione degli eventi stessi, in analogia agli eventi che saranno erogati dai provider (provvisori) che erogano la formazione residenziale e/o sul campo».  Soddisfatta Federcongressi, che aveva caldeggiato questa soluzione "cuscinetto" «a tutela dei diritti acquisiti dalle centinaia di organizzatori di eventi medico-scientifici», che, in assenza di un regime transitorio, «avrebbero potenzialmente tratto gravi danni dalle nuove disposizioni, in vigore da sabato primo maggio 2010».

«Questa decisione della Commissione Ecm - è il commento del presidente di Federcongressi Paolo Zona - è molto importante, e rappresenta un gesto di grande responsabilità nei confronti degli operatori del sistema. Poiché questo risultato è frutto anche delle nostre pressioni, vorrei esprimere gratitudine a quanti hanno accolto il nostro appello e hanno contribuito a questa positiva soluzione». In materia di Ecm, Zona auspica però un confronto più ampio con le istituzioni. «Mi auguro - aggiunge - che a breve si possa aprire un tavolo di confronto cui anche Federcongressi possa partecipare. Un tavolo - conclude Zona - che abbia come oggetto di discussione la rivisitazione delle norme del nuovo regolamento in materia di rapporti tra provider accreditati e sponsor farmaceutici, così da dar corso in modo proficuo e sinergico al riordino del sistema Ecm».



Maggio 2010
Scompenso, utili visite precoci post dimissione

I pazienti con scompenso cardiaco che vengono visitati da un medico entro una settimana dalla dimissione ospedaliera hanno una minore probabilità di essere nuovamente ricoverati entro trenta giorni. Lo rivela uno studio svolto da Adrian F. Hernandez, della Duke university school of medicine di Durham, North Carolina, e collaboratori. Un dato che va nella direzione della tesi, già avanzata da vari clinici, che un follow-up precoce dopo la dimissione permette di diminuire la frequenza dei nuovi ricoveri. Sono stati analizzati i dati relativi a 30.136 pazienti (età>/=65anni), ricoverati per insufficienza cardiaca tra il 2003 e il 2006 e inviati al domicilio dopo un periodo mediano di 4 giorni. 6.483 soggetti (21,3%) sono stati riammessi in ospedale entro i primi 30 giorni dall'uscita dal reparto. Si è così verificato che il follow-up precoce (entro una settimana) non rappresentava la norma: a livello ospedaliero, soltanto il 38,3% dei pazienti aveva incontrato un medico per la valutazione post-ricovero. Gli ospedali che ricorrevano in modo più rilevante al follow-up precoce, però, presentavano tassi inferiori di nuovi ricoveri; in particolare, il tasso di riammissione entro 30 giorni è risultato più alto (23,3%) tra i pazienti ricoverati in ospedali compresi nel quartile inferiore di ricorso al follow-up precoce, contro il 20-21% di quelli nel quartile superiore. Infine, rispetto ai tassi rilevati nel quartile inferiore degli ospedali con follow-up precoci, le hazard ratio aggiustate per nuovo ricovero entro 30 giorni o per mortalità sono state, nei pazienti dimessi da ospedali nel secondo, terzo e quarto quartile, rispettivamente 0,85, 0,87 e 0,91.

Jama, 2010; 303(17):1716-22



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