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Aprile 2010 Esiti peggiori se si ritarda l'angioplastica Da Doctornews online Per ridurre il rischio di esiti ischemici avversi o morte, l'angioplastica dovrebbe essere effettuata entro 24 ore dalla comparsa di una sindrome coronarica acuta senza sopraslivellamento del tratto St (Nste-Acs). Lo dimostra una nuova ricerca effettuata dall'équipe di Paul Sorajja della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, che scrive: «Finora erano disponibili poche informazioni riguardo l'impatto di un ritardo nell'esecuzione di un intervento coronarico percutaneo (PCI) in tali pazienti». I ricercatori hanno ora analizzato i dati provenienti da pazienti con Nste-Acs dell'Acuity trial (età mediana: 63 anni; 73% maschi). Tutti sono stati sottoposti a Pci: 2.197 entro 8 ore dopo la presentazione clinica, 2.740 in un periodo di tempo compreso tra 8 e 24 ore, 2.812 oltre 24 ore dopo la comparsa dei disturbi. Gli autori riportano che i pazienti sottoposti a Pci entro 24 ore dall'insorgenza dei sintomi hanno presentato tassi inferiori a 30 giorni e a 1 anno di morte, infarto del miocardio e ischemia. In particolare, la mortalità a 30 giorni nei gruppi con Pci effettuata entro 24 ore non è andata mai oltre lo 0,8%, mentre è arrivata a 1,7% nei casi di Pci eseguita oltre le 24 ore (p<0,0001). Un ritardo oltre le 24 ore è risultato particolarmente pericoloso per i soggetti ad alto rischio, nei quali la mortalità a 30 giorni è apparsa sostanzialmente raddoppiata. J Am Coll Cardiol, 2010;55:1416-24 PER LEGGERE I PROTOCOLLI DI STUDIO DI ECOCARDIOGRAFIA DARE LA PROPRIA ADESIONE ALLO STUDIO ALLA SEGRETERIA NAZIONALE ANCE Marzo 2010 Le donne hanno uguali vantaggi degli uomini con le statine in prevenzione primaria NEW YORK (Reuters Health) Mar 05 - Statin use by women cuts their risk of primary cardiovascular disease (CVD) events by roughly a third, which is similar to the risk reduction seen in men, research shows. "Statin therapy in women without CVD is controversial, given the insufficient evidence of benefit," Dr. Samia Mora, from Brigham and Women's Hospital, Boston, and colleagues note in the March 9th issue of Circulation. Dr. Mora and colleagues analyzed gender-specific outcomes from the randomized JUPITER trial and performed a meta-analysis of statin trials that focused on women. JUPITER included 6801 women at least 60 years of age, and 11,001 men at least 50 years of age. All had high C-reactive protein levels (at least 2 mg/L) and normal to low levels of low density lipoprotein cholesterol (no higher than 130 mg/dL). Participants took either rosuvastatin or placebo daily. The meta-analysis included 7 primary prevention trials, with 13,154 women who had 240 CVD events and 216 deaths. Compared to the men in the JUPITER trial, the women had lower absolute CVD rates per 100 person-years (0.57 vs. 0.88 for rosuvastatin groups and 1.04 vs. 1.54 for placebo groups) - but both genders had relative risk reductions of roughly 44%. Further analysis showed that statin therapy significantly reduced revascularization and unstable angina in women, but did not affect other CVD events. In the meta-analysis, statin use by women cut primary CVD events by 37% (p < 0.001), but did not significantly affect total mortality. When the results of JUPITER and the meta-analysis are taken together, the researchers conclude, "statin therapy resulted in about a one-third relative reduction in primary CVD in women, a benefit similar to that seen in previous meta-analyses of men." Circulation 2010;121:1069-1077. Marzo 2010 Asa non previene eventi Cv con basso Abi Doctornews online Un basso indice caviglia-braccio (Abi) è indicativo di aterosclerosi e di aumentato rischio di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari. Lo screening per un ridotto Abi può identificare un rischio asintomatico potenzialmente utile per trattamenti preventivi. Allo scopo è stato condotto uno studio per verificare l'efficacia in tal senso dell'Asa in una popolazione generale, controllata in doppio cieco dall'aprile 1998 all'ottobre 2008 coinvolgente 28.980 soggetti di età compresa tra i 50 e i 75 anni residenti nella Scozia centrale, senza malattia cardiovascolare. L'endpoint primario era un composto di evento coronarico fatale iniziale o non fatale o stroke o rivascolarizzazione. Due endpoint secondari erano tutti eventi vascolari iniziali definiti come composti di eventi primari o angina, claudicatio intermittens o attacco ischemico transitorio e mortalità da ogni causa. Dopo un follow-up medio di 8,2 anni, 357 partecipanti hanno avuto un evento primario; nessuna differenza statisticamente significativa si è riscontrata tra gruppo Asa e gruppo placebo (13,7 vs 13,3). All'interno dei partecipanti con malattie cardiovascolari, identificati con un basso Abi in uno screening su una popolazione generale, la somministrazione di Asa rispetto al placebo non è risultata in una significativa riduzione di eventi vascolari. Jama, 2010; 303(9):841-848 Marzo 2010 Vitamina D ininfluente sul cuore Da '' Doctornews online?? Secondo una metanalisi apparsa su Annals of internal medicine, in letteratura sono presenti dati limitati che dimostrino come supplementazioni di vitamina D possano ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. L'indagine ha, inoltre, consentito di definire che l'apporto dietetico di calcio ha minimi effetti sugli outcome cardiovascolari. Howard D. Sesso e collaboratori, presso la Division of Preventive Medicine, Brigham and Women's Hospital di Boston, hanno selezionato e analizzato 17 studi prospettici e alcuni trial randomizzati che erano stati pubblicati tra il 1966 e il 2009 nei database Medline, Embase e Cochrane Central Register of Controlled Trials. Soltanto cinque studi prospettici riguardanti pazienti in dialisi e un trial relativo alla popolazione generale hanno evidenziato riduzioni consistenti della mortalità cardiovascolare in individui adulti sottoposti a integrazione dietetica di vitamina D. Al contrario, quattro studi prospettici, che avevano reclutato persone inizialmente sane, non hanno mostrato alcuna differenza nell'incidenza di problemi cardiovascolari tra soggetti che arricchivano la propria alimentazione con supplementi di calcio e coloro che non lo facevano. Annals of Internal Medicine 2010 152, 5, 315-323
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