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GIugno 2010 ALLOPURINOLO ED ANGINA PECTORIS Si profila una nuova classe di farmaci antianginosi: gli inibitori della xantino-ossidasi (una delle classiche categorie di antigottosi). Prove sperimentali, infatti, testimoniano la loro capacità, a parità di gittata sistolica, di ridurre il consumo di ossigeno nel miocardio e, in particolare, l'allopurinolo ad alte dosi si dimostra un mezzo efficace, sicuro, economico e ben tollerato per migliorare la capacità di esercizio dei soggetti con angina stabile. L'annuncio è stato dato online dal Lancet, attraverso la diffusione dei risultati di uno studio incrociato, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, condotto in tre strutture sanitarie del Regno unito da Awsan Noman e collaboratori dell'università di Dundee. Gli autori della ricerca hanno selezionato 65 pazienti (di età compresa tra 18 e 85 anni) con coronaropatia documentata angiograficamente, positività al test di tolleranza all'esercizio e angina pectoris cronica stabile da almeno due mesi; i partecipanti sono stati randomizzati a ricevere allopurinolo (600 mg/die) o placebo per sei settimane prima del crossover. Nei soggetti trattati con allopurinolo si è rilevato un incremento del tempo mediano trascorso fino alla depressione del tratto St: da un valore basale di 232 secondi si è arrivati a 298 s, contro i 249 s raggiunti dal gruppo placebo; la differenza assoluta tra allopurinolo e placebo (stima puntuale) si è attestata a 43 s. Con l'allopurinolo, inoltre, si è registrato un aumento del tempo mediano di esercizio totale, da un basale di 301 s a 393 s, rispetto ai 307 s del placebo, con una stima puntuale di 58 s. L'inibitore della xantino-ossidasi, infine, ha determinato un prolungamento del tempo trascorso prima della comparsa del dolore toracico, da un basale di 234 s a 304s, da confrontare con i 272 s del placebo, con stima puntuale di 38 s. Da sottolineare che il trattamento con allopurinolo non ha dato effetti avversi. Lancet, 2010 Jun 8. [Epub ahead of print] Giugno 2010 ANGIOPLASTICA O CHIRURGIA NELLA MALATTIA DEL TRONCO COMUNE? CIRCULATION ONLINE E' stata pubblicata sulla rivista Circulation una analisi del trial SYNTAX (Synergy between PCI with Taxus and Cardiac Surgery) relativa a pazienti con malattia del tronco comune. Il SYNTAX trial ha randomizzato 1.800 pazienti con malattia coronarica trivasale o del tronco comune a trattamento chirugico con by-pass aortocoronarico o trattamento con angioplasica e impianto di stent medicati Taxus (paclitaxel) dopo valutazione collegiale da parte di un cardiochirurgo e di un emodinamista. Globalmente 879 pazienti sono stati sottoposti a by-pass aortocoronarico e 903 a PTCA con stent medicato. La nuova analisi si è focalizzata su 705 pazienti con malattia del tronco comune, sia isolata che non. Al follow up di 1 anno, l'incidenza dei MACCE (morte, stroke, infarto miocardico e rivascolarizzazioni ripetute) è stata simile nei due gruppi (13.7% contro 15.8% nei gruppi BPAC e PCI rispettivamente, p=0.44). A 1 anno l'incidenza di ictus è stata significativamente maggiore nel gruppo trattato con by-pass (2.7% contro 0.3%; P=0.009), mentre le rivascolarizzazioni sono state più numerose nel gruppo PCI (11.8% contro 6.5%, P=0.02).Stratificando i risultati in base al valore dello score SYNTAX (uno score di complessità ed estensione della malattia aterosclerotica coronarica), nel gruppo di trattamento con PCI, i pazienti con score elevato hanno avuto un outcome significativamente peggiore rispetto ai pazienti con score basso o intermedio.Gli autori concludono affermando che il follow up dimostra la sicurezza del trattamento percutaneo rispetto alla chirurgia ad 1 anno. L'estensione della malattia coronarica sembra essere un fattore importante nella scelta della strategia di rivascolarizzazione. Sono comunque necessari follow up più a lungo termine ed ulteriori studi disegnati ad hoc per trarre conclusioni sul confronto tra le due strategie in questo delicato gruppo di pazienti. Registro SOURCE: FOLLOW UP a 1 ANNO di VALVOLA SAPIEN da Cardiolink News Fonte: EuroPCR 2010 Sono stati presentati al congresso EUROPCR 2010 i dati del follow-up ad 1 anno del registro SOURCE, relativo a pazienti sottoposti a sostituzione valvolare aortica percutanea transfemorale o transapicale. A 12 mesi la sopravvivenza nei pazienti trattati con sostituzione valvolare transapicale è risultata del 72.1% a fronte di una sopravvivenza del 81.1% nei pazienti trattati per via transfemorale. La sopravvivenza globale è risultata pari a 76.1% nellintera coorte di 1038 pazienti. Il confronto diretto tra i due gruppi di pazienti, come sottolinea il dott. Thomas (Kings College Hospital, London) non è del tutto corretto in quanto i pazienti trattati per via transapicale hanno un rischio operatorio più elevato (Euroscore 32% vs 25.5%), maggior incidenza di insufficienza renale e vasculopatia periferica più estesa, ma è interessante il dato di outcome a 1 anno del registro SOURCE, in quanto mostra un miglioramento della sopravvivenza rispetto ai dati delle casistiche precedenti. Le cause di morte sono risultate cardiache nel 25% dei casi, 49% non cardiache e non classificabili nei restanti casi. Maggio 2010 FGF23 e uc MGP e FAttori di RISCHIO CVS Da Doctor news Nei pazienti con malattia cardiovascolare (Cvc), i valori in circolo più elevati di FGF23 (fattore di crescita 23 dei fibroblasti) e quelli più bassi di ucMGP (proteina Gla non carbossilata della matrice), sostanze coinvolte nella regolazione del metabolismo minerale e nell'inibizione della calcificazione vascolare, sono associati in modo indipendente con la mortalità e gli eventi Cvd. È quanto hanno evidenziato Benjamin Parker, della divisione di Nefrologia e ipertensione dell'università della California a San Diego, e collaboratori, attraverso uno studio osservazionale effettuato da dodici cliniche nell'area della baia di San Francisco su 833 pazienti con coronaropatia stabile (Cad). In tutti i partecipanti si è misurata la concentrazione basale di FGF23, ucMGP e di una terza molecola correlata ai medesimi processi biochimici, la fetuina-A. Durante un follow-up mediano di 6,0 anni, 220 soggetti morirono e 182 subirono eventi Cvd. Rispetto ai pazienti con livelli di FGF-23 nel terzile inferiore, quelli nel terzile più elevato hanno mostrato un rischio due volte superiore di morte (Hr: 2,15) e di eventi Cvd (Hr: 1,83) dopo aggiustamento per i tradizionali fattori di rischio Cvd, livelli di proteina-C reattiva e funzione renale. Il terzile maggiore di ucMGP è risultato invece associato con il minore rischio di exitus (Hr: 0,48) e ha mostrato un trend non significativo verso il più basso rischio di eventi Cvd mediante analisi dei terzili (un'associazione che diventava significativa quando veniva modellata in modo continuativo). Non è stata infine osservata una correlazione significativa della fetuina-A con la mortalità. Secondo gli autori della ricerca, questi risultati aprono nuove prospettive terapeutiche per le malattie Cvd. Ann Intern Med, 2010; 152:640-8 Vernakalant e fibrillazione atriale Da Cardiolink News Fonte: Heart Rythm 2010 Meeting Al meeting Heart Rhythm 2010 interessante presentazione dell’AVRO Trial sul Vernakalant: antiaritmico di nuova generazione, bloccante dei canali ionici con una elevata selettività per le cellule miocardiche atriali , che ha già dimostrato la sua efficacia nella fibrillazione atriale (FA) nella fase post chirurgica di pazienti cardio-operati. In questo studio randomizzato, doppio cieco, di fase III sono stati arruolati 254 pazienti con FA di recente insorgenza (entro le 48 ore) e suddivisi in due gruppi: uno trattato con Vernakalant per via endovenosa (3 mg/kg seguito da una eventuale dose di 2 mg/kg se persisteva al bolo iniziale la FA) ed uno trattato con Amiodarone per via endovenosa (5 mg/kg seguito da una dose di 50 mg se il paziente non si cardiovertiva). L’end-point primario era la percentuale di pazienti cardiovertiti entro i 90 minuti e l’end-point secondario includeva il tempo di conversione, la percentuale di pazienti sintomatici per FA a 90 minuti, i cambiamenti della qualità di vita. Il Trial ha dimostrato la maggiore efficacia del Vernakalant rispetto all’Amiodarone nel riportare rapidamente (entro 90 minuti dalla somministrazione) i pazienti fibrillanti in ritmo sinusale. (Vernakalant: 51.7% vs. Amiodaone: 5.2%). Inoltre il Vernakalant si è dimostrato sicuro e generalmente ben tollerato (gli effetti collaterali sono stati transitori e riconducibili a tosse e nausea).
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