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Marzo 2010 Le donne hanno uguali vantaggi degli uomini con le statine in prevenzione primaria NEW YORK (Reuters Health) Mar 05 - Statin use by women cuts their risk of primary cardiovascular disease (CVD) events by roughly a third, which is similar to the risk reduction seen in men, research shows. "Statin therapy in women without CVD is controversial, given the insufficient evidence of benefit," Dr. Samia Mora, from Brigham and Women's Hospital, Boston, and colleagues note in the March 9th issue of Circulation. Dr. Mora and colleagues analyzed gender-specific outcomes from the randomized JUPITER trial and performed a meta-analysis of statin trials that focused on women. JUPITER included 6801 women at least 60 years of age, and 11,001 men at least 50 years of age. All had high C-reactive protein levels (at least 2 mg/L) and normal to low levels of low density lipoprotein cholesterol (no higher than 130 mg/dL). Participants took either rosuvastatin or placebo daily. The meta-analysis included 7 primary prevention trials, with 13,154 women who had 240 CVD events and 216 deaths. Compared to the men in the JUPITER trial, the women had lower absolute CVD rates per 100 person-years (0.57 vs. 0.88 for rosuvastatin groups and 1.04 vs. 1.54 for placebo groups) - but both genders had relative risk reductions of roughly 44%. Further analysis showed that statin therapy significantly reduced revascularization and unstable angina in women, but did not affect other CVD events. In the meta-analysis, statin use by women cut primary CVD events by 37% (p < 0.001), but did not significantly affect total mortality. When the results of JUPITER and the meta-analysis are taken together, the researchers conclude, "statin therapy resulted in about a one-third relative reduction in primary CVD in women, a benefit similar to that seen in previous meta-analyses of men." Circulation 2010;121:1069-1077. Marzo 2010 Asa non previene eventi Cv con basso Abi Doctornews online Un basso indice caviglia-braccio (Abi) è indicativo di aterosclerosi e di aumentato rischio di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari. Lo screening per un ridotto Abi può identificare un rischio asintomatico potenzialmente utile per trattamenti preventivi. Allo scopo è stato condotto uno studio per verificare l'efficacia in tal senso dell'Asa in una popolazione generale, controllata in doppio cieco dall'aprile 1998 all'ottobre 2008 coinvolgente 28.980 soggetti di età compresa tra i 50 e i 75 anni residenti nella Scozia centrale, senza malattia cardiovascolare. L'endpoint primario era un composto di evento coronarico fatale iniziale o non fatale o stroke o rivascolarizzazione. Due endpoint secondari erano tutti eventi vascolari iniziali definiti come composti di eventi primari o angina, claudicatio intermittens o attacco ischemico transitorio e mortalità da ogni causa. Dopo un follow-up medio di 8,2 anni, 357 partecipanti hanno avuto un evento primario; nessuna differenza statisticamente significativa si è riscontrata tra gruppo Asa e gruppo placebo (13,7 vs 13,3). All'interno dei partecipanti con malattie cardiovascolari, identificati con un basso Abi in uno screening su una popolazione generale, la somministrazione di Asa rispetto al placebo non è risultata in una significativa riduzione di eventi vascolari. Jama, 2010; 303(9):841-848 Marzo 2010 Vitamina D ininfluente sul cuore Da '' Doctornews online?? Secondo una metanalisi apparsa su Annals of internal medicine, in letteratura sono presenti dati limitati che dimostrino come supplementazioni di vitamina D possano ridurre il rischio di malattie cardiovascolari. L'indagine ha, inoltre, consentito di definire che l'apporto dietetico di calcio ha minimi effetti sugli outcome cardiovascolari. Howard D. Sesso e collaboratori, presso la Division of Preventive Medicine, Brigham and Women's Hospital di Boston, hanno selezionato e analizzato 17 studi prospettici e alcuni trial randomizzati che erano stati pubblicati tra il 1966 e il 2009 nei database Medline, Embase e Cochrane Central Register of Controlled Trials. Soltanto cinque studi prospettici riguardanti pazienti in dialisi e un trial relativo alla popolazione generale hanno evidenziato riduzioni consistenti della mortalità cardiovascolare in individui adulti sottoposti a integrazione dietetica di vitamina D. Al contrario, quattro studi prospettici, che avevano reclutato persone inizialmente sane, non hanno mostrato alcuna differenza nell'incidenza di problemi cardiovascolari tra soggetti che arricchivano la propria alimentazione con supplementi di calcio e coloro che non lo facevano. Annals of Internal Medicine 2010 152, 5, 315-323 LO STUDIO JUPITER:Background ed ipotesi di lavoro GIC-2009-Suppl.3 al N° 11-12 L’ipotesi di lavoro dello studio JUPITER è semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo: il trattamento a lungo termine con rosuvastatina (20 mg/die) potrebbe essere in grado di ridurre l’incidenza di eventi cardiovascolari maggiori (endpoint combinato: morte cardiovascolare, ictus, infarto miocardico, ospedalizzazione per angina instabile, interventi di rivascolarizzazione) in soggetti con colesterolemia LDL <130 mg/dl (3.36 mmol/l) ma con uno stato infiammatorio sistemico elevato, testimoniato da livelli di proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hsPCR) >2 mg/dl. Tale ipotesi di ricerca scaturisce soprattutto dall’evidenza che i livelli di hsPCR costituiscono un forte e indipendente predittore di eventi vascolari, sia in prevenzione primaria sia nel contesto delle sindromi coronariche acute. In particolare, l’hsPCR integra il valore prognostico sia del colesterolo LDL sia del Framingham risk score e della sindrome metabolica. Parole chiave: Colesterolo; Infiammazione; Prevenzione primaria; Proteina C-reattiva; Statine. C. Rapezzi e P. Gallo ROSUVASTATINA: DA FDA OK ANCHE CON C-LDL NELLA NORMA Fonte FDA La Food and drug administration (Fda) ha approvato una nuova indicazione per rosuvastatina che ne estende l'uso anche in soggetti con livelli di c-Ldl nella norma. Tutto nasce dai risultati dello studio Jupiter, che ha evidenziato come la statina, rispetto al placebo, sia in grado quasi di dimezzare il rischio cardiovascolare in persone con colesterolemia nella norma, ma livelli elevati di proteina C reattiva (Pcr). Secondo la nuova indicazione Fda, rosuvastatina è approvata "per la riduzione del rischio di ictus, infarto miocardico e procedure di rivascolarizzazione in persone che non presentino evidenze cliniche di malattie coronariche in atto ma con un aumentato rischio di malattie cardiovascolari dovuto all'età avanzata (uomini >/=50 anni e donne >/=60 anni), un livello di proteina c reattiva ad alta sensibilità (hsCrp) >/= 2 mg/L e la presenza di un altro fattore di rischio cardiovascolare aggiuntivo, quale, per esempio, ipertensione, bassi livelli di colesterolo Hdl, fumo o una storia famigliare di coronaropatia prematura".
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