Quando il Direttivo ed il Consiglio Nazionale ANCE decisero l'acquisto di una nuova sede per l'Associazione, essendosi rivelata del tutto insufficiente quella di via Buccari, si offrivano alternative diverse sia per la dislocazione dell'immobile in uno piuttosto che in un altro dei quartieri della capitale, sia per la tipologia dell' appartamento da scegliere.

In altri termini, ci si poteva rivolgere verso un edificio progettato e costruito per uso di ufficio, con strutture in acciaio o cemento armato e vastissime superfici vetrate, o comunque di concezione moderna, o al contrario cercare la futura casa dell'ANCE in uno dei tanti palazzi del vecchio centro storico, o dei quartieri che dal 1870 in poi sorsero intorno alla cinta delle mura aureliane, palazzi costruiti quasi sempre ad uso di civile abitazione, esclusi quelli nati come uffici pubblici, scuole o caserme.

A prescindere dal costo dell'immobile, legato a molteplici fattori, acquisire un appartamento nato per uso ufficio avrebbe comportato pochi problemi di adattamento, con spese quindi molto contenute. Al contrario, trasformare una casa nata per uso di abitazione presentava notevoli problemi logistici per la topografia interna dell'appartamento, per la dislocazione dei servizi [che devono essere necessariamente plurimi e divisi per i due sessi, mentre di norma in una vecchia casa non superano le due unità], ma soprattutto per l'opportunità (spesso la necessità) di dover ricostruire "ex novo" tutti gli impianti elettrici, di comunicazione, idrici, di riscaldamento. 
La prima scelta sarebbe stata certamente la più semplice, in definitiva la più economica, ma diciamolo con franchezza, anche la più banale e la più pigra; l'altra possibilità avrebbe permesso all'Associazione di acquisire una proprietà immobiliare signorile e di prestigio, pur se i lavori di restauro e di adattamento avrebbero richiesto spese maggiori e grandissimo impegno.
Messi di fronte a tale alternativa, i colleghi che due anni or sono erano ai vertici dell'ANCE non ebbero dubbi: fu scelto un appartamento in un quartiere costruito da circa settanta anni, in una zona di particolare pregio architettonico e ambientale, gravata in conseguenza da pesanti vincoli legali e amministrativi.


E' stato quindi necessario un notevole esborso di denaro per il restauro e l'adattamento degli impianti, ed un impegno attento, pressante e continuo per conseguire risultati assolutamente conformi alla tipologia architettonica ed artistica dell'immobile.

In definitiva questi nostri colleghi, scegliendo la strada più difficile, hanno dato all'Associazione una sede altamente prestigiosa, in un quartiere progettato e costruito per offrire dimore di lusso, ancora oggi intatto nelle sue strutture, che conserva tutto il suo fascino ed il suo pregio, sia per il valore intrinseco, architettonico ed artistico degli edifici che lo compongono, sia per la funzionale e ancor oggi moderna concezione urbanistica e sia per la sua contiguità al centro storico e quindi ai nodi amministrativi, commerciali ed artistici della città.

Come è ormai noto a tutti i soci, la nostra nuova sede sorge al n. 2 di via Dora, nei pressi di piazza Buenos Ayres ("Piazza Quadrata" per i romani] proprio alle spalle della chiesa nazionale Argentina, nel palazzo detto "degli Ambasciatori" che è il più imponente e significativo di tutti gli edifici della zona ormai conosciuta da tutti come il "quartiere Coppedè", dal momento che esso sorse su un progetto unitario di Gino Coppedè.

Rimandiamo quei colleghi che fossero interessati ad una descrizione più ampia dei vari edifici  e a notizie sulla vicenda storica e artistica dello "stile Coppedè" all'articolo che è recentemente apparso sul supplemento al N. 2 [1998 IV°] della nostra rivista "Cardiologia Extrasspedaliera", supplemento dedicato al ventennale dell'ANCE. 

E' opportuno, invece, soffermarsi brevemente sul lavoro di restauro dell'appartamento, che ha presentato notevoli difficoltà per raggiungere gli obiettivi prefissati, ossia il ripristino al meglio possibile di tutte le strutture originali rimaste e la creazione di impianti moderni ed efficienti, al fine di organizzare ambienti adatti ad ospitare le funzioni amministrative e culturali della nostra Associazione.

Per ottenere lo scopo è stato necessario il massimo impegno del Presidente, il prof. V. Romano, dei colleghi che oggi sono al vertice dell'ANCE ed il diuturno e faticoso lavoro di tutto il personale della Segreteria Nazionale.

Al momento dell'acquisto l'appartamento era in condizioni a dire poco disastrose. Essendo stato affittato per molti anni aveva sofferto per l'incuria, il disinteresse e la scarsa sensibilità culturale di chi non si rendeva conto del valore storico e artistico di quelle architetture, di quei soffitti, di quelle porte e finestre imponenti, di quella elegante scala di legno che, all'interno, mette in comunicazione il pianterreno col primo piano [e che era stata malamente verniciata!], delle colonne del grande salone (qualche socio ci ha chiesto se fossero state aggiunte oggi, mentre sono anch'esse opera del Coppedè!).
L'impianto elettrico era praticamente inservibile, anche perché "fuori norma" rispetto alle rigide disposizionl oggi in vigore, ed è stato pertanto necessario progettarlo e ricostruirlo ex novo, creando nel contempo tutte quelle canalizzazioni indispensabili per i collegamenti telefonici, elettronici e per altri servizi che oggi si ritengono necessari per ambienti destinati ad ospitare riunioni scientifiche di gruppo, con eventuale necessità anche di collegamenti video.
Quanto detto vale anche per gli impianti idraulici, che si son dovuti adeguare, come già accennato prima, in vista di riunioni che potranno anche superare le 50 persone, per l'impianto di riscaldamento e condizionamento.

Tutte queste ricostruzioni, già di per sé complesse, sono risultate quanto mai difficili per la necessità assoluta di rispettare tutto quello che di originale e di artisticamente valido rimaneva nell'appartamento [soffitti dipinti, stucchi, stipiti lignei porte e finestre, per dare qualche esempio].

Si è reso necessario ricostruire quello che era irrimediabilmente distrutto ed oramai inservibile, come i pavimenti e gli impianti igienici, ma lo si è fatto in modo rispettoso dello stile dell'appartamento, o riprendendone il gusto quando possibile. I pavimenti sono stati realizzati in legno, usando un materiale molto ricercato, con disegni e riquadrature in armonia con le altre strutture, oppure in marmo, studiando accuratamente i colori e la disposizione del materiale.

Tutto ciò ha messo a dura prova, a parte il già ricordato impegno dei colleghi dell'ANCE, la bravura e la pazienza degli architetti, degli ingegneri e degli artigiani impiegati nel lavoro di restauro,  la Segreteria Nazionale che ha operato in aree lavorative limitate. 
Per la parte più delicata e complessa di tale lavoro, ci siamo serviti di una Scuola d'Arte [nata dall'associazione culturale "Lignarius") che è in grado di fornire ai giovani una preparazione specifica mediante corsi teorici di arte applicata e di restauro, supportati però dall'esperienza, poiché alle lezioni di teoria si affianca la parte pratica; infatti gli allievi hanno la possibilità di lavorare imparando come realmente si procede nel lavoro di restauro e nella creazione artigianale per tutto quanto concerne pitture, stucchi, lavorazione del legno, del ferro, del vetro, della ceramica, del marmo e altro.

In qualche caso si son dovute creare ex novo particolari strutture e attrezzature a supporto delle future attività didattiche dell'ANCE, come ad esempio per la nuova aula, capace di 50 posti: tutti, ed in particolare il nostro Presidente, hanno avuto cura di far progettare e realizzare ogni cosa (parti in legno, lampadari, tappezzerie, tendaggi) in modo da avvicinarsi quanto più possibile al gusto Coppedè, o almeno da non creare contrasti stridenti. Con gli stessi criteri sono stati scelti i mobili [alcuni dei quali acquistati, a condizioni di particolare favore, sul mercato antiquario], le stampe a colori che decorano le pareti [per lo più inalesi o francesi, della fine dell'ottocento o dei pri missimi decenni del novecento] e gli altri oggetti che completano l'arredamento della sede. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, e tutti i giudizi sono assai lusinghieri, praticamente unanimi. 

In occasione del ventennale, la nostra Associazione ha organizzato un Simposio scientifico presso la sala della Protometeca in Campidoglio, concessa dal Comune di Roma, e nel primo pomeriggio si è svolta la cerimonia dell'inaugurazione della nuova sede: con leggittimo orgoglio e con intima soddisfazione i colleghi dei quadri dirigenti ed il personale dell'ANCE hanno constatato la meraviglia ed il pieno consenso di tutti gli ospiti (Autorità, alti dirigenti di Aziende farmaceutiche, vecchi e nuovi soci e tanti altri cardiologi amici). 
Oggi quindi "Via Dora n. 2" è perfettamente idonea e funzionale, e ha già cominciato ad ospitare le riunioni degli organi dirigenti e dei quadri e gli incontri dei gruppi di studio; seguiranno quanto prima altri simposi scientifici e quant'altro potrà risultare utile per continuare a realizzare, in modo sempre più capillare e approfondito, l'aggiornamento culturale del cardiologo che è stato ieri e rimane oggi lo scopo precipuo per il quale l'ANCE è stata fondata.


Prof. Vincenzo de Caterina

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